Mi chiamo Rafaella Tonfi e sono una docente di lettere del Liceo Carlo Porta. Da più di dieci anni, per la precisione dall’anno scolastico 2008/09, presento agli studenti del mio Liceo il progetto Peer education, nato come completamento delle attività di orientamento e tutoraggio-docenti che io, allora funzione strumentale per l’orientamento, proponevo agli studenti delle scuole secondarie di primo grado e alle classi prime dell’istituto.
Il primo anno, il gruppo, poco numeroso (una quindicina di ragazzi), ha seguito ben otto incontri, quattro con me e quattro con una psicopedagogista. La validità dell’esperienza mi ha spinto dall’anno successivo a strutturare il corso in due livelli, anche per alleggerire il carico annuale: il primo livello riservato alle terze, solo teorico, il secondo livello riservato alle quarte, teorico e pratico. Inizialmente i ragazzi peer educator in quinta venivano coinvolti nell’orientamento, poi, a malincuore, ho reputato più proficuo liberare i maturandi da un’occupazione molto impegnativa.
Sempre in quest’ottica e per non gravare sulle dinamiche generali della scuola sempre ricca di proposte e progetti, ho diminuito gli incontri. Nonostante ciò, il progetto che raddoppiava le iscrizioni di anno in anno, è stato arricchito da ulteriori attività che di volta in volta venivano proposte all’istituto: attività con le scuole primarie (progetto Alla scoperta del bosco), progetti condivisi col comune di Erba (per due anni un gruppo di peer educator ha seguito gli anziani del territorio in un corso di prima informatizzazione all’interno del progetto Invecchiare in Erba), progetto Bullout di Regione Lombardia contro il bullismo e cyberbullismo (nello specifico quest'anno il progetto con le scuole della Rete Milhouse - una rete contro i bulli).